Il Parco sommerso di Baia racchiude al suo interno tutta l'antica fascia costiera che si estende dall'odierno porto di Baia fino al "Pontile della Pirelli" a Pozzuoli. All'interno di quest'area rientrano parte del territorio di Baia ed il complesso di Portus lulius composto dal bacino e da innumerevoli ambienti destinati allo stoccaggio delle merci in transito. L'attuale conformazione del paesaggio si discosta molto dall'antico assetto del territorio per la sommersione, in seguito al bradisismo, di tutta la fascia costiera.

Veduta di Baia

Baia

Baia fu un centro residenziale rinomato per il clima mite, la bellezza del paesaggio e la ricchezza di benefiche acque termali, sfruttate fin dal Il secolo a.C.. Fu luogo di villeggiatura privilegiato dell'aristocrazia romana e della famiglia imperiale fino a tutto il III secolo d.C..

L'insenatura di Baia era anticamente occupata da un lago (Baianus locus), comunicante con il mare aperto tramite un ampio canale, sulle cui sponde sorgevano numerose ville dotate di approdi e peschiere. Tra i più illustri proprietari di ville ci furono gli Scipioni, Gaio Mario, Giulio Cesare, Cicerone, Pompeo Magno, Marco Antonio e gli stessi imperatori, che a Baia costruirono un palazzo imperiale dove soggiornarono Augusto, Tiberio, Claudio, Caligola, Nerone, Adriano e Alessandro Severo.

Un esempio della densità edilizia e del tessuto urbanistico dell'antica Baia ancora si conserva a terra all'interno del Parco Archeologico, dove si intersecano ville e complessi termali pubblici e privati. Di questa edilizia monumentale, tanto celebrata dalle fonti letterarie, spiccano ancora le tre grandi sale rotonde con copertura a cupola, definite dalla tradizione letteraria come "tempio di Mercurio" (il più antico esempio di cupola emisferica), "tempio di Diana" e "tempio di Venere": a dispetto di queste denominazioni, si tratta di imponenti sale termali.

I primi segnali del lento movimento discendente che portò alla scomparsa della fascia costiera iniziarono alla fine del IV secolo d.C.. L'inesorabile sprofondamento della costa causò l'abbandono delle ville marittime, ma ha anche permesso che i resti giungessero fino ai giorni nostri, conservando alcune testimonianze dell'antico splendore.

Nel 1969 a Punta Epitaffio si ebbe il rinvenimento causale di due statue di marmo, sfigurate alla testa dai litodomi marini, nelle quali furono riconosciuti due protagonisti della celebre scena dell'ubriachezza di Polifemo: Ulisse che porge a Ciclope la coppa piena di vino, mentre un suo compagno ne versa da un otre.

Lo scavo, all'inizio degli anni 80, mise in luce un ampio ambiente rettangolare con abside, identificabile con un ninfeo-triclinio. Nell'abside c'erano gli alloggiamenti delle due statue recuperate nel 1969; entro nicchie lungo le pareti, altre statue di personaggi legati alla famiglia dell'imperatore di Claudio (la madre Antonia Minore e una delle figlie morta in tenera età).

Dopo una lunga opera di conservazione e di restauro, le statue insieme a parte della decorazione architettonica sono oggi esposte nel Castello di Baia, in una sala del museo archeologico, in una suggestiva ricostruzione quasi a grandezza naturale del Ninfeo sommerso. Il Parco Sommerso di Baia consente ora ai visitatori, attraverso due percorsi guidati, di godere e valorizzare quanto il mare ha inesorabilmente coperto duemila anni fa.